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Intervista all’editore Franco Arcidiaco della casa editrice “Città del Sole Edizioni”

La vita infinita in un libro

Tra i beni di consumo della nostra società non c’è dubbio che venga annoverato anche il libro, ma che il libro costituisca un oggetto incomparabile è altrettanto vero. Per accorgersene, è stato sufficiente, agli alunni della classe IVD AFM dell’I.T.E. “R. Piria” di Reggio Calabria, l’incontro, avvenuto mercoledì 16 maggio, con una delle realtà editoriali più rilevanti del territorio calabrese, la “Città del Sole”. Nei locali della “Città del Sole” è possibile respirare, oltre al profumo della carta stampata, passione e professionalità, impegno e dedizione, tradizione ed innovazione, immaginazione ed attenzione a scrittori e lettori; un mondo sfuggito e sottratto alle grandi operazioni di massa, che lavora e produce con qualità e sensibilità. Dall’ideazione alla stesura, alla compiuta realizzazione grafica, ogni libro necessita della presenza di alcune figure professionali che affianchino lo scrittore. È un lavoro di gruppo, che non si esiterebbe a definire “artigianale” per la cura e l’attenzione nei confronti di un prodotto, come il libro, la cui vita è, potenzialmente, illimitata. Chi lo ha pensato e chi lo ha realizzato lo affida ai lettori e saranno proprio i lettori, a decretarne la vitalità; consumeranno le copertine, piegheranno i margini, annoteranno le proprie riflessioni, obbligheranno le parole a trasmettere l’idea, oltraggeranno il candore della pagina con vistosi segni colorati, ma ogni traccia di frequentazione su un libro aggiungerà storie su storia. Nel corso dell’incontro gli alunni hanno proposto all’editore, il giornalista Franco Arcidiaco, (che ha accolto con entusiasmo l’invito), un’intervista dalla quale è emersa, oltre alla storia ed all’attività della “Città del Sole”, anche uno spaccato della realtà culturale e storica del nostro territorio.

16 maggio 2018
I.T.E Raffaele Piria Reggio Calabria
Sede della casa editrice “Città del Sole Edizioni”

Intervista all’editore Franco Arcidiaco della casa editrice “Città del Sole Edizioni”

Iniziamo con un po’ della vostra storia. Ci racconta com’è nata la “Città del Sole Edizioni” e perché?
artendo dal fatto che io nasco nel mondo dell’editoria, perché sono giornalista, ho sempre lavorato in questo campo al servizio di altri editori. Ad un certo punto ho detto:《Per quale motivo non posso fare l’editore io stesso?》. Perciò ho cominciato fondando dei giornali tra cui “laltrareggio”, cioè una Reggio diversa da quella del periodo in cui fondai il giornale, gli anni ‘80/’90, facendo opposizione e talvolta andando incontro a querele. Poi dai giornali sono passato ai libri, dando vita alla casa editrice con l’obiettivo che ci eravamo preposti all’inizio, di soffermarci sulla storia locale per il fatto che noi viviamo in una regione marginale, siamo pochi come numero di abitanti e abbiamo il problema dei cervelli in fuga che impoverisce la nostra regione dal punto di vista intellettuale e culturale. Perciò ci era sembrato giusto lavorare per riscoprire la nostra storia e le nostre radici, per capire, ad esempio, che cosa saremmo noi oggi senza le fratture antropologiche determinate dai terremoti del 1780 e del 1908. Quindi, tutte cose riguardanti l’analisi del nostro territorio, che andava fatta e che noi, in questi anni, abbiamo fatto. È quindi questo l’obiettivo principale, ma non dal punto di vista economico; la Calabria ha un indice di lettura pari al Camerun. Ma, comunque, ci siamo affermati e attualmente siamo il secondo editore della regione dopo Rubbettino che vanta un’industria grafica che stampa i libri prodotti da loro, mentre noi siamo il primo editore “puro” che non fa anche il lavoro di tipografo.

Cosa succede durante una giornata tipo in casa editrice?
Tra tutti gli avvenimenti di una giornata, i migliori sono quelli riguardanti il rapporto con gli autori. Questi si dividono in tante categorie, a volte credono di aver scritto la Divina Commedia e noi abbiamo l’ingrato compito di smentirli. Distinguendoli in generi, ci sono gli autori di libri di saggistica in cui la casa editrice non interviene più di tanto, dato che trattano, per esempio, di storia della Magna Grecia, e se l’autore ha studiato e ha le sue idee, la tesi è rispettabile. Molto più complicati sono la poesia e la narrativa; tanta gente ha delle storie da raccontare, ma non sa come farlo e in questo caso noi facciamo un lavoro preliminare alla stampa, il lavoro di editing, in cui una delle nostre editor mette mano al testo e lo modifica; ovviamente, tutto questo deve passare da un colloquio con l’autore, dal quale, spesso, esce fuori la risposta classica:《Non riconosco più il mio libro》; e qui bisognerebbe dire, nel modo più delicato possibile: 《Adesso è scritto in italiano e prima non lo era.
A volte gli autori che vengono qui credono di essere dall’analista. Quindi, il lavoro di editing è il lavoro principale e anche quello più difficile. Un altro esempio è quello delle storie autobiografiche in cui l’autore mette il cuore in piazza. In uno di questi casi, un’autrice ha raccontato una storia familiare che coinvolgeva alcuni parenti che, all’uscita del libro, hanno sporto denuncia in quanto si sono sentiti esposti. Per fortuna, abbiamo subito ritirato il libro ed evitato risarcimenti eccessivi (che vanno in base alle copie vendute). In questi casi, l’autore ha la responsabilità maggiore e le conseguenze sono di tipo penale per l’autore e di tipo civile per la casa editrice.

Quali sono le figure professionali che lavorano dietro e dentro una casa editrice? Quali competenze servono e quale percorso formativo lei suggerisce di seguire?
Secondo me, nel mondo dell’editoria, l’elemento chiave è la passione per la lettura, perché, se dietro un grande scrittore c’è un grande lettore, la stessa cosa vale per una editor; è come se qualcuno volesse fare il falegname e non avesse idea di cose sia il legno. Comunque, non so se avete notato che io, quando parlo di editor, lo faccio sempre al femminile, per il semplice motivo che in 21 anni di attività abbiamo ricevuto il 95% di curriculum di donne, sia per il posto di editor che per i manoscritti. Nello specifico, in questo caso nella saggistica sono di più gli uomini, ma per quanto riguarda narrativa e poesia sono più numerose  le donne.

Le figure professionali, di cui mi chiedevi, sono:
– l’editore, che sono io;
– le editor, la figura più delicata, cioè coloro che fanno il lavoro sul testo;
– il grafico;
– chi fa le spedizioni;
– chi tiene la contabilità;
– chi si occupa del magazzino.

E’ in calo tra i giovani l’amore per la lettura. Come tenere “incollati” alla lettura i ragazzi? Cosa può incentivarli a continuare a leggere e, in alcuni casi, ad iniziare?
Ecco, io sono un appassionato di fumetti, per me sono lo strumento migliore per avvicinarsi alla lettura. Una volta io facevo una battuta, dicevo:《L’80% delle cose che so le ho lette su Topolino》, se ci pensate è proprio così; se, invece, vi mettono davanti I Promessi Sposi e la Divina Commedia vi scoraggiate. Queste sono opere straordinarie, fondamentali, solo che la gente si disamora per il modo in cui vengono poste, bisognerebbe farle amare. Invece, come dicevo, i fumetti sono un ottimo strumento perché, soprattutto i grandi fumetti, hanno una sceneggiatura alle spalle e dietro i testi e le vignette, molte volte, ci sono grandi scrittori. Un altro modo per avvicinarsi alla scrittura è leggere ciò che piace; io ho sempre consigliato ai ragazzi:《Se prendete un libro in mano e non riuscite a superare la prima pagina agevolmente, lasciatelo e prendetene un altro》, in caso contrario, la conseguenza è che vi disamorate della lettura e pensate che sia una cosa noiosa, ma in realtà la lettura è straordinaria, anche molto meglio del cinema: potete sperimentare che se andrete a vedere un film tratto da un libro, che avete letto in precedenza, rimarrete delusi dal film, perché quando uno legge mette in moto la fantasia e al cinema, tutte le cose immaginate leggendo risulteranno stravolte. Leggere, ripeto che è bellissimo, assolutamente non noioso, e nel momento in cui pensate che lo sia, non è la lettura ad esserlo ,ma il libro che avete tra le mani, buttatelo e prendetene un altro! Non sono neanche contrario a opere di autori non molto esperti, purchè portino nelle librerie e, magari con il tempo, possano far spostare la lettura su generi e autori più seri. Noi non lo diciamo per mantenere in vita la filiera dell’editoria, ma perché siamo convinti del valore della lettura; a tal proposito, ci sono numerose frasi tra cui la mia preferita che dice:《Chi non legge avrà vissuto solo la propria vita, chi legge avrà vissuto 100 vite》e in realtà è così. Io vi suggerisco di leggere i grandi classici dell’avventura: una volta entrati in questo mondo non ne vorrete più uscire. È anche importante l’approccio con il libro; io, per esempio, non riesco a leggere senza avere una matita, con la quale puoi annotare delle frasi che poi, quando avrai finito di leggere, risfogliando il libro, saranno delle chicche incredibili, che ti apriranno la mente su alcune cose: bisogna trarre fuori dal libro le cose più belle e, alla fine, farne un piccolo scrigno; io suggerisco di fare un quaderno di citazioni, delle più belle dei vari libri… Così ci si innamora della lettura. Ci sono anche dei gruppi di lettura, anche su internet, per scambiarsi le idee su un libro, per consigliarsi autori e opere… È un mondo tutto da scoprire.

Continuiamo a parlare del bisogno di incentivare i più giovani alla lettura. I grandi editori, quelli a cui fa capo quasi il 90% del mercato dovrebbero collaborare e lavorare su iniziative nazionali più rilevanti…
Il concetto è che, purtroppo, in ogni caso, le case editrici sono delle aziende commerciali che, comunque, devono tener in conto i bilanci; perciò maggiore è il volume d’affari e più esigenze si hanno. Sono appena tornato dal Salone del Libro di Torino, che per me rimane sempre un’esperienza validissima, ma anche quella di Roma, che è la fiera dell’editoria indipendente.

L’ebook, secondo lei, rappresenta una minaccia o un’opportunità?
Una minaccia no, tant’è vero che noi siamo stati il primo editore calabrese a fare gli ebook, li abbiamo sempre fatti; il problema è che, per quanto riguarda il mercato, è la stessa cosa: la stessa difficoltà che ha un libro ad emergere nella catena delle librerie, ce l’ha ad emergere nel mondo degli ebook. I grandi editori hanno voluto adottare questa politica dei prezzi bassi per gli ebook, ma così i margini di guadagno sono ridotti, poi considerate che quando noi entriamo nel sistema di distribuzione nazionale, noi sosteniamo un costo del 60% sul nostro profitto finale.

Qual è il vostro rapporto con i social network e che tipo di comunicazione adottate per promuovere le vostre attività?
Bene, noi su Facebook lavoriamo tantissimo, siamo anche su Istagram e Twitter; è logico che per noi sono strumenti importantissimi, tant’è vero che non produciamo più gli inviti cartacei, abbiamo un buon portafoglio lettori, migliaia di indirizzi email, ai quali inviamo una scheda bibliografica per ogni nostro nuovo libro, consistente in una pagina word con la copertina, le note sull’autore e una breve sinossi del testo. Per noi sono molto importanti le presentazioni, siamo uno degli editori che ne fa di più, ogni settimana abbiamo una media di 4/5 presentazioni. Tra l’altro, adesso, abbiamo preso anche un nuovo spazio che abbiamo chiamato “Open”, sarebbe alla fine del tapis roulant, in Via Filippini; è una sorta di salotto culturale in cui organizziamo eventi riguardanti i libri, la letteratura e la cultura.

Come sono cambiati gli scrittori e la scrittura nel tempo?
Secondo me, non è cambiata più di tanto la scrittura; la grossa rivoluzione c’è stata negli anni ‘60, ma, da allora, i canoni sono rimasti quelli; certo poi ci sono quelli che si inventano di scrivere senza punteggiatura, ma queste cose le detesto, la vostra prof. vi insegna che la punteggiatura non è un inutile orpello, anzi, devo denunziare la scomparsa del “punto e virgola”. Quindi, comunque, non ci sono stati grandi cambiamenti, però è logico che il linguaggio è più coerente a quella che è la lingua corrente.

Cosa spinge una casa editrice a scegliere i libri e gli autori da pubblicare? E viceversa Come può un aspirante scrittore imporsi nel mondo dell’editoria? Quanto può essere rilevante il suo curriculum letterario e la qualità della sua produzione?
Allora, ci sono diverse fasce:

  • la saggistica è molto delicata; qui conta molto il curriculum, come nel caso di uno dei nostri libri di maggior successo “Storia Degli Arabi In Calabria”; ci era stato proposto da un giovane ricercatore, laureato da poco, ma che aveva vinto un dottorato; in questi casi la casa editrice non deve essere necessariamente preparata su questi tipi di argomenti, nel mio caso della storia araba, e allora mi devo fidare, e per farlo mi servono delle referenze che lui mi porta e un percorso di studi, a quel punto il gioco è fatto; qui non valgono raccomandazioni;
  • Per i romanzi, invece, le prime domande che faccio sono:《Quali sono i tuoi autori preferiti?》e:《Che libri hai letto?》, perché se mi propongono dei romanzi senza essere dei buoni lettori non li prendo in considerazione;
  • poi c’è il fantasy;  i ragazzi che leggono il fantasy, non leggono semplicemente, ma sono divoratori di fantasy, quindi sanno leggere e anche scrivere, ma il problema sorge quando tu, dopo esserti imbevuto di queste cose, pretendi di scrivere un libro fantasy; in questo libro ci saranno, anche involontariamente, degli echi, delle situazioni che tu hai letto; quindi, come fa un editore a capire fino a che punto quello sia un lavoro originale oppure, anche involontariamente, plagiato? Per questo, noi, pubblichiamo pochissimi libri fantasy e tra tutti ne abbiamo uno di una ragazza che fatto un’operazione geniale: ha scritto una trilogia di un fantasy ambientato nell’area dello stretto.

Come reagisce un editore di fronte alla crisi di libri e di idee?
La nostra reazione è quella di incentivare le presentazioni dei libri, visto e considerato che la gente non va in libreria e che, sempre in libreria, è difficile emergere per un autore esordiente, o comunque poco conosciuto. Purtroppo, devo dire che il disastro è che alle presentazioni, ragazzi non ne vediamo mai, l’età media dei partecipanti è sopra i 50 anni; a questo punto, noi cerchiamo di lavorare nelle scuole facendo tantissime presentazioni.

C’è un libro che avreste voluto pubblicare, ma che è finito tra le mani di un altro editore?
Beh, sicuramente si, tantissimi, non me ne viene in mente uno specifico adesso, ma comunque anche noi non possiamo valutare materialmente ogni singolo libro, molte volte chissà quali tesori abbiamo rifiutato, si tratta di avere l’intuito di riconoscere l’opera giusta tra tutti i manoscritti che arrivano.

Quale importanza può ancora avere un libro? E quale pagina della storia dell’editoria dovrà ancora essere scritta?
Dell’importanza del libro ho già parlato, è inutile che mi ripeta. Invece, nell’editoria, non credo vi possano essere grandi cambiamenti, non puoi inventarti un nuovo prodotto, l’unico cambiamento che ci potrà essere è il passaggio dalla carta al digitale, ma, secondo me, non avverrà mai, perché il valore della carta è fondamentale per tutta la serie di motivi che abbiamo detto prima. Comunque, io sono convinto del fatto che non bisogna disdegnare l’ebook, infatti, secondo me, ogni libro deve avere sia la versione cartacea che quella ebook, perché se sai di avere nel tuo smartphone, tablet, kindle o qualsiasi strumento che legga gli ebook, tutta la tua libreria, ti senti più sicuro, anche per andare a rileggere una cosa; ma la prima lettura, per me, sarà sempre sulla carta, tant’è vero che al Salone del Libro di Torino ci sono stati, in 4 giorni, 148.000 visitatori… Significa che ancora i libri funzionano.

Si è concluso da pochissimi giorni il 31° Salone del Libro di Torino. Ci racconta come la “Città del Sole Edizioni” ha vissuto questo importante appuntamento?
Noi lo abbiamo vissuto bene  grazie alla Regione Calabria, che ci sostiene economicamente e partecipiamo anche alla fiera di Roma, “Più libri, più liberi”, che è la fiera dell’editoria indipendente, per cui noi giochiamo la partita ad armi pari con gli altri editori al nostro stesso livello e andiamo benissimo, tant’è vero che, ogni anno, incassiamo e recuperiamo i soldi che spendiamo. A Torino, quest’anno, eravamo un po’ protagonisti, perché lo stand della Regione si focalizzava sulla vita e la storia dei filosofi calabresi più importanti, quindi Bernardino Telesio, Gioacchino da Fiore e il nostro Tommaso Campanella, che abbiamo portato in giro per il mondo mettendolo sulla copertina dei nostri libri; ci chiamiamo la Città del Sole come l’opera principale di Campanella, per cui eravamo lì a pieno titolo e tutte le iniziative che sono state fatte su Campanella le ho gestite io; perciò è andata molto bene quest’anno.

Sappiamo che la sua casa editrice vanta la pubblicazione di circa 1000 volumi. Fra questi vi è un genere o un autore a cui vi siete particolarmente affezionati?
Il genere, come dicevo prima, è sicuramente la storia locale, a questa aggiungo anche le inchieste, nel senso che abbiamo tirato fuori un sacco di cose che, altrimenti, sarebbero rimaste nell’oblio più totale, come la storia  delle navi dei veleni, nel nostro libro “Avvelenati” ,scritto da due giornalisti.

Noi comunque siamo fieri che un’azienda reggina, in un ambito particolare come quello dell’editoria, sia riuscita a raggiungere dei risultati tanto notevoli. Lei è fiero del suo lavoro e di quello che è riuscito a costruire?
Ah, sicuramente, io intanto vi ringrazio di questo riconoscimento, ma è chiaro che è un lavoro che si fa con tanta passione, è troppo diverso dagli altri, sicuramente, e quindi ci vuole solo passione , poi, noi, abbiamo uno spirito di squadra molto forte; purtroppo oggi non ci sono gli altri collaboratori che sono in giro per presentazioni e cose varie, ma comunque c’è uno spirito di corpo molto forte tra di noi proprio perché ci rendiamo conto dell’importanza di fare questo lavoro così particolare e originale.

Un’ultima domanda. Prossimi progetti firmati “Città del Sole”?
Intanto, prima del progetto, voglio esprimere una speranza, quella di vedere qualcuno di voi alla presentazione di qualche libro. Importante è anche questo spazio culturale, questo “Open” nel quale, gratuitamente, si può andare a fare qualche chiacchiera con gli amici, logicamente di temi culturali; è una cosa bella, tranquilla e senza alcun impegno economico, seduti in mezzo ai libri. Il progetto principale resta quello di continuare a intercettare tutti quelli che hanno delle cose importanti da dire e pubblicarle, soprattutto sulla scoperta della storia locale. Non a caso i successi dell’ultimo anno riguardano la storia degli Arabi in Calabria e degli Ebrei in Calabria; abbiamo posto l’accento sul fatto che nel 1425  Gutenberg inventa i caratteri di stampa, pochi anni dopo, a Reggio Calabria, in quella che si chiama Via Giudecca, c’era una tipografia gestita da un ebreo che si chiamava Abraham ben Garton, il quale ha pubblicato il primo libro con i caratteri mobili a stampa, in Italia, l’aveva fatto solo Gutenberg in Germania; questo libro conteneva il Pentateuco, della religione ebraica, che è diventato a tutti gli effetti uno dei libri più importanti del mondo e che è stato prodotto a Reggio Calabria;  questo per dirvi quanto è importante andare a scavare questa parte della nostra storia che magari non è conosciuta. Quindi, i nostri progetti mirano a farci di nuovo innamorare di noi stessi, che ormai ci siamo lasciati trasportare dal fatto che si parla spesso male di noi.

Giovanni Cilione – 4D afm

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