ISTITUTO TECNICO STATALE ECONOMICO RAFFAELEPIRIA
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La storia della famiglia Strati nell’opera di Palma Comandé

Saverio Strati: “Prima di tutto un uomo”

Ha il sapore dolce-amaro della vita il romanzo “Prima di tutto un uomo” di Palma Comandé, pubblicato lo scorso mese di novembre e presentato oggi presso l’Aula Magna del nostro Istituto. Il titolo, che, inequivocabilmente, pone come protagonista l’autore de “Il selvaggio di Santa Venere”, ripercorre , in realtà, la storia, nel corso del Novecento, dell’intera famiglia Strati, che, nelle sue vicissitudini è paradigmatica delle condizioni di una qualunque famiglia del Sud, attraversata da conflitti economici, sociali e generazionali, piegata dalle asprezze di un lavoro duro, ma sempre dignitoso e riconosciuto, dal fardello di pene antiche, che da una generazione all’altra, quasi per una nemesi storica, si rinnovano e si strutturano, dando forma a caratteri austeri , forgiati nel silenzio affollato di parole  e di sentimenti, in cui si fa strada quel dubbio irrisolto e sempre rinnovato tra l’andare ed il restare, tra l’adattamento ai tempi ed alle condizioni mutate

e, contemporaneamente, l’assoluta fedeltà ad alcuni semplici principi: i legami familiari intensi e spesso animati da dinamiche complesse , uno sguardo sull’ambiente che esprime una sacralità antica in cui la frattura tra io e natura non si è ancora consumata, la fiducia, mai smarrita, nella capacità rigeneratrice della cultura, che diventa fattore di riscatto sociale e personale, il ruolo centrale delle donne nell’economia della famiglia, come custodi aperte alle novità, consigliere silenti, testimoni delle gioie e dei dolori. Un mondo che ci appartiene in gran parte, come retaggio del nostro essere, che riconosciamo ed in cui ci riconosciamo. Perciò possiamo condividere la riflessione di Gianluca Albanese quando confessa “di avere percepito nitidamente, tra le sue pagine, gli odori della campagna, la consistenza friabile della terra appena lavorata, il profumo degli agrumi sui rami, la polvere che si insinua nelle scarpe, la semioscurità delle abitazioni antiche”. E ciò non sempre per una familiarità diretta del lettore nei confronti dei luoghi, delle consuetudini, quanto per un’inspiegabile e profonda relazione identitaria con memorie, cultura, costumi, soprattutto per quel linguaggio dialettale, sapientemente dosato ed evidenziato in corsivo, che attinge alle radici antiche dell’uomo, perché non è mai vuoto nominalismo, ma sottolinea il legame con il mondo e con la natura. L’autrice, con il suo sguardo lucido, ma coinvolto nella narrazione, mette in scena le vite dei protagonisti e, come deus ex machina, ne ricostruisce i pensieri, ne anima i ruoli, ne fornisce il linguaggio, testimoniandone la verità.

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