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Le ombre della Storia

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Le ombre della Storia

Eugenio Montale in “Satura” del 1971 approda ad una concezione della Storia che, svuotata di ogni possibile implicazione positiva, è negata finanche nel suo valore conoscitivo (“la storia non è magistra/di niente che ci riguarda”). E’ un giudizio senza appello, che segna il punto più acuto del pessimismo montaliano; il non–senso, l’irrazionalità della Storia priva di valore, decretandone l’inutilità, la stessa critica che si le si rivolge: “Accorgersene non serve/a farla più vera e più giusta”.

Eppure, la Storia rimane il vasto campo in cui si dispiega, nel tempo, l’operare umano, e, dunque, pur con le sue variabili infinite, l’unico su cui possa esercitarsi, verosimilmente, l’attività conoscitiva. Indagare e ricostruire i fatti, i nessi, i protagonisti e le moltitudini, superando il nichilismo montaliano è tra le occupazioni umane più appassionanti e tra gli esercizi intellettuali più ardui e sorprendenti; è, nondimeno, un impegno etico, quando  ricerca la verità e la sottrae all’oblio, ma lo è, in ogni caso, per il solo fatto di essere onesta ricerca conoscitiva, scevra da pregiudizi ideologici e si alimenti del dubbio metodico, né quello scettico, né quello cartesiano, ma quello che vede, nella ricostruzione dei fatti, nel recupero degli eventi, un processo mai definitivamente concluso, perché disposto sempre ad accogliere e considerare altri fatti ed altre possibilità di lettura e ricostruzione degli stessi.

L’esercizio del dubbio nella ricostruzione storica è ciò che ha guidato Paolo Mieli nel suo ultimo saggio: “In guerra con il passato. Le falsificazioni della storia”.

L’opera, presentata oggi, venerdì 20 gennaio, alle ore 15:30, presso l’aula Magna “A. Quistelli” dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, è un itinerario del dubbio attraverso ventisette casi emblematici di revisione storica, avviata sulla base della più recente ed accreditata ricerca, fondata sulla collaborazione interdisciplinare. All’incontro con Paolo Mieli erano presenti: il Rettore dell’Università mediterranea di Reggio Calabria, Pasquale Catanoso, il Direttore del Dipartimento Giurisprudenza ed Economia, Francesco Manganaro, Il D.S. dell’ITE “Piria”, Ugo Neri, il D.S. del LIceo Scientifico “Vinci”, Giuseppina Princi, il giornalista Franco Arcidiaco, i docenti e gli alunni dell’Istituto, che si sono cimentati in un vivace e puntuale dibattito con lo storico a cui hanno esposto quesiti, riflessioni ed approfondimenti, nati dalla lettura ragionata del saggio e dal tentativo di ricercare nel presente aspetti del passato, per meglio decodificarlo e comprenderlo. In realtà, il saggio, attraverso la disamina delle vicende del passato, ci impone di riflettere sul fatto che l’attività di manipolazione, falsificazione o semplicemente banalizzazione della storia non è priva di conseguenze sul presente e, soprattutto, grava di incognite il futuro. Inoltre, questo saggio ha il pregio di promuovere l’attenzione verso la storia tra gli adulti e, cosa che particolarmente ci entusiasma, tra i giovani, per i quali la dimensione del presente, dell’hic et nunc è spesso predominante. E’ emersa, in realtà, da parte dei giovani, la consapevolezza del valore formativo della memoria di cui lo storico è custode. Compito dello storico è, oggi più che mai, alla luce della complessità degli eventi e delle scelte, che tutti ci troviamo ad affrontare, il dovere della memoria e la memoria è un dovere per tutta la comunità umana. Memoria sono i nostri beni artistici e naturalistici, le nostre piazze e le nostre vie “dedicate”, i nostri poeti e scienziati, la religione e la musica, il sacro ed il profano, la tradizione, il linguaggio, gli eventi, attraverso i quali tanti sono passati senza, apparentemente, lasciare traccia della propria esistenza. La memoria è la nostra cultura, ciò per cui e con cui siamo cresciuti, è la forma del nostro presente e l’idea del nostro futuro. Vivere in un presente assoluto rende ciechi rispetto al passato e meno liberi nel pensare al domani.

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